L’ ALBA DELL’UMANITA’. L’EGITTO ANCESTRALE

La storia della civiltà egizia ebbe una durata eccezionale: dalla metà del IV millennio a.C. circa al IV secolo a.C.. In questi tre millenni, nella valle del Nilo, nacque una civiltà che la storiografia occidentale ha considerato a lungo mediterranea o orientale. Ma L’Egitto è Africa, e non solo per ragioni geografiche ma perchè costituito da popolazioni che provenivano prevalentemente dal fiorente Sahara neolitico, che iniziò a desertificarsi a partire dal 3500 a.C. circa. Il Nilo, allora, prima un fiume come tanti, acquisirà l’enorme importanza che ancora conserva: sulle sue sponde si concentrarono genti provenienti da tutta la fascia sahariana, che iniziava a scarseggiare d’acqua.

Costoro portarono con sè tecniche agricole e d’allevamento, ceramiche e tecniche tessili, ma soprattutto culti, divinità, usi funerari: il sostrato profondo, ancestrale, africano alla base dello sviluppo della civiltà egizia.

Il sole, ogni sera, moriva ad Occidente: questo dato fisserà per sempre in quella direzione il regno dei morti e la preminenza del dio solare su tutti gli altri dei. Le tombe neolitiche erano già allora provviste di oggetti e suppellettili che il morto avrebbe usato nell’Aldilà. Tra questi figure di animali: leoni, bovini, falchi: divinità, con più di un’assonanza con le pitture rupestri disseminate in tutto il Sahara.

Nello stesso momento la società iniziò a crescere e a stratificarsi attorno a sovrani locali e sacerdoti. Entità locali, più tardi chiamate nomoi formarono l’Alto e il Basso Egitto, e tali resteranno fino alla fine, nonostante l’unificazione avvenuta in seguito alla conquista del Sud sul Nord da Menes/Narmer, il fondatore della prima dinastia, intorno al 3000 a.C. Questi nomoi si organizzeranno a partire da una divinità locale che tale resterà per tutta la durata dell’Antico Egitto. Il politeismo era esagerato, esasperato; le divinità erano molte, molti i miti e le cosmologie, che fatta salva la centralità dell’elemento solare, potevano diversificarsi molto. L’unico elemento accentratore furono le divinità dinastiche. Non solo: la natura divina del sovrano garantisce il legame tra il Basso e l’Alto Egitto. Egli faceva parte del mondo degli dei, in quanto divinità astrale, a cui sarebbe tornato dopo la morte. Durante il suo governo garantiva l’ordine cosmico e l’equilibrio tra l’Aldilà e il mondo fisico, assicurandone l’ordine e la giustizia. Questo equilibrio, questa consonanza tra i due ordini, tra cielo e terra, tra la casa dei vivi e quella dei morti era chiamata maat.

Da Menes/Narmer prende le mosse l’età storica, ma non per la mentalità egiziana: la storia inizia con il regno degli dei sulla terra. Le fonti che possediamo per ricostruire lo scorrere delle dinastie come la Pietra di Palermo (2500 a.C. – 2350 a.C.), la lista regale di Manetone, sacerdote vissuto in età tolemaica, e il Canone di Torino, lista risalente al regno di Ramses II (1303 a.C.- 1213 a.C.) lo mostrano chiaramente. Tutte iniziano con una cosmologia a partire da un demiurgo.

Le principali sono tre: quella di Heliopolis, di Hermopolis e di Menfi. Tutte prendono avvio da un sostrato comune, liquido, in cui non è difficile scorgere le acque del Nilo. La teologia heliopolita è quella più famosa: da questa massa increata, caotica e liquida, il Nun, nasce il Sole: Ra o Atum. “Viene all’esistenza da sè”, su un monticello, e si materializza in un raggio di sole: il benben. Ra ha due figli: Shu, il Secco, e Tefnet, l’Umida, che a loro volta danno alla luce il Cielo, Nut, e la Terra, Geb. Dal Cielo e la Terra nascerà l’Enneade divina, l’anello di congiunzione tra gli uomini e gli dei: Iside, Osiride, Seth e Nefti. Osiride, marito di Iside, è il primo re d’Egitto, poi assassinato da suo fratello Seth. Sarà il figlio postumo di Osiride, Horo, dio dalla testa di falco, a ristabilire l’ordine. Horo caccia lo zio Seth e si riprende il trono: da questo momento vari re d’Egitto saranno considerati ipostasi di Horo sulla terra.

Nel sistema hermopolita, è Amon, sempre un dio solare, a schiudersi da un uovo sempre su un monticello. Il culto di Amon, con sede a Tebe, diventerà uno dei più importanti d’Egitto, fino a fondersi con quello di Ra. Ancora oggi a Karnak il tempio di Amon-Ra incornicia il sole che tramonta, uno spettacolo inimitabile che va in scena dall’alba dell’umanità.

Il tempio di Amon-Ra

Ogni sera, infatti, Amon-Ra parte in barca per il regno dei morti, dove dovrà difendere il suo regno dagli dei malvagi.

Ra

Un altro sistema cosmologico importante è quello di Menfi, dove il demiurgo è Ptah che crea attraverso il Verbo e il Pensiero.

Alla fine delle prime due dinastie partite da Menes/Narmer (3000-2570 a.C. circa), l’Egitto è unificato da una sola corona, e il culto dinastico riunisce politicamente i vari nomoi. La terza dinastia ha inizio con Nebkha, ma è ricordata soprattutto per il suo successore, re Gioser (m. 2180 a.C.). Non si conosce molto di lui, se non che seppe risolvere una grave carestia, ma è probabile che il merito sia da attribuire al suo visir: Imhotep, l’uomo più notevole del suo tempo. Gran sacerdote di Heliopolis, architetto, pioniere della medicina, saggio: nel Canone di Torino è ricordato come figlio di Ptah, ed ebbe un suo culto personale in età tarda, a Menfi. Le innovazioni di Imhotep furono una svolta chiave nell’architettura funeraria, che in ogni caso continuerà a svolgere la funzione di dimora del defunto, esattamente come nel Neolitico.

Se infatti, prima dell’età storica, la tomba era segnalata da un tumulo – il monticello di Ra, di Amon, di Ptah; del Sole creatore – , le prime due dinastie diedero vita alla mastaba: una sovrastruttura della tomba dall’aspetto squadrato, riproduzione della casa terrestre. Una stele riportava il nome del defunto, ed era il passaggio per l’Aldilà. Li’ vi si ponevano le offerte al morto che contibuivano al suo sostentamento, che alimentavano il suo ka: la forza vitale che consente di trionfare sulla morte. Il ka ha altresi’ bisogno di un sostrato materiale per esistere: è questa la funzione delle statue e delle effigi raffiguranti il morto, nonché delle mummie. L’uomo è fatto ancora di altri elementi: l’akh, il ba e il nome. Il primo è l’elemento solare che permette di passare il viatico tra la terra e il cielo; il ba è una sorta di doppio, ombra.

Le mastabe facevano parte di complessi funerari circondati da mura: ed è probabile che Gioser senti’ l’esigenza di sopraelevare la sua, per renderla più visibile. Fu cosi’ che Imhotep la fece sormontare da una piramide a quattro gradoni, a cui in seguito ne aggiunse altri due. Era nata la prima piramide.

Tutte sulle riva occidentale del Nilo, sulle loro pareti si potevano leggere i Testi delle Piramidi, corpus di formule che confluiranno nei Testi dei Sacrofagi e nei famosissimi Libri dei Morti nei secoli successivi. Anche i Testi delle Piramidi hanno origine in tempi e rituali assai remoti. La loro funzione era quella accompagnare il re durante la sua ascesa al cielo, dove lo attende il suo destino di divinità astrale, di stella del firmamento. Può farlo attraverso turbini di sabbia, trasformandosi in falco, e perché no con una scala: i gradoni della piramide di Gioser.

E’ un sistema che non avrà seguito: le piramidi successive hanno le pareti lisce, a simboleggiare il raggio di sole pietrificato: Ra.

Bibliografia

Nicolas Grimal, Storia dell’Antico Egitto, Laterza, Bari 1990

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