SERIGNE TOUBA, UNA NUOVA FOTO?

All’inizio del maggio 2020, la comunità muride è venuta a conoscenza dell’esistenza di quattro fotografie. In tutte sembra esserci Cheikh Ahmadou Bamba, il fondatore della confraternita Muridiya, del quale è conosciuta un’unica, iconica, immagine.

L’autenticità delle immagini è ancora tutta da stabilire. A tale scopo il Comitato Scientifico Diwaanul Mahaarif, formato da ricercatori muridi di varie discipline ha iniziato le indagini e le ricerche che potrebbero risolvere la questione.

A destra, una delle nuove immagini di Serigne Touba. Fonte: https://majalis.org/diwaanweb/

Le foto sono apparse il 16 aprile 2020, sul sito Delcampe, una piattaforma per la vendita e l’acquisto di oggetti da collezione, e sono rimaste in vendita al prezzo di cinque euro per ventuno giorni. Evidentemente il loro valore non era ben chiaro al venditore, Mathieu Robeline, che ha dichiarato che le foto provengono dall’album personale di Jean Geoffre, architetto francese contemporaneo di Cheikh Ahmadou Bamba, nel quale ci sono anche foto coeve di edifici di Diourbel e Dakar. Tutto fa pensare che Jean Goffre fosse, in effetti, l’architetto incaricato della costruzione della moschea.

La moschea di Diourbel. Fonte: https://majalis.org/diwaanweb

Una delle immagini riporta la didascalia “Le Serigne Amadou Bamba” e si riferisce alla posa della prima pietra della moschea di Diourbel, avvenuta, secondo Robeline, l’11 marzo 1918. Lo stile calligrafico corrisponde all’epoca a cui fa riferimento. L’unica fonte diretta dell’avvenimento è l’opera di Serigne Mouhamadou Lamine Diop Dagana, Irwâ’u Nadîm, composta nel 1965; il quale però riporta un’altra data, l’8 aprile 1918. Un punto a favore dei fautori dell’inautenticità delle foto, anche se lo stesso Lamine Diop ebbe a scrivere, a proposito dell’inizio dei lavori di costruzione della moschea:

I lavori della moschea di Diourbel iniziarono nell’anno 1335 H (1917). A. Bamba tracciò egli stesso, con il suo piede benedetto, [i limiti] della moschea, in una notte di domenica del mese di Rabi’u Thânî (di cui ho dimenticato la data esatta). Data a partire dalla quale si cominciò a scavare il fossato delle fondamenta [dell’edificio]. Fu solo [un anno dopo], lunedì 27 del mese di Jumâda Thânî dell’anno 1336 H (1918), durante la mattinata, che iniziarono i lavori di costruzione della moschea”

E’ sempre Lamine Diop a parlarci, nella sua opera, del grande fossato visibile sulle foto:

«Quel giorno, lo Cheikh scese nel fossato [dove saranno posati i pilastri della] cupola (Hufratul khubba) con al suo fianco, cheikh Mukhtâr Binta Lô»

Delle fotografie, è stato esaminato ogni particolare. L’espressione del viso, ad esempio: c’è chi sostiene che il farsi fotografare, sorridente, oltretutto davanti a dei coloni francesi, non corrisponderebbe al carattere di Serigne Touba, asceta sufi. In realtà, secondo più di una fonte, Serigne Touba sorrideva. Nel Minanul Bâqil Qadim, di Serigne Bassirou Mbackè, si racconta che:

“Nel giorno in cui fui in sua compagnia, furono evocate alcune delle pene e delle prove che aveva subito durante il suo esilio. Emu, uno di noi, geme e gridò: «O Dio, questa prova è stata dura! » Allora il nostro sceicco sorride e gli dice: «Era duro, certo. Ma che Dio l’abbia in gloria! In effetti, il rango e il vantaggio che mi sono stati concessi avrebbero potuto essere ottenuti soltanto per una causa che sarebbe stata loro proporzionale in grandezza”

E ancora:

“Ahmad [ospite mauro dello sceicco A. Bamba] obbedisce al suo ospite, [bevendo il tè che questi gli serve]. Lo sceicco gli dice, sorridendo: «Io ti ho trattato come tuo padre una volta mi ha trattato. Dio benedica il tuo atto! » Lo sceicco, dice mio zio, gli sorride e gli dice: «Forse hai paura. Ma la tua paura è mal posta”

In definitiva, non vi è ragione che Serigne Touba non avesse sorriso, nel giorno in cui vedeva la luce uno dei suoi progetti più cari: la moschea di Diourbel.

Sempre a stare all’ Irwâ di Lamine Diop, Cheikh Ahamadou Bamba pregò individualmente quel giorno: e la disposizione, non allineata, dei suoi discepoli conferma che non fu una preghiera collettiva.

E infine, i tratti del viso: gli occhi, il naso, la fronte, tutto fa pensare che si tratti dello stessa persona ritratta nell’unica foto sicuramente attribuibile a Serigne Touba. Qualunque sia l’opinione sull’autenticità di queste nuove fotografie, è di certo occasione per scandagliare fonti vecchie e nuove, testimonianze inedite e aneddoti su una figura e un periodo fatali per la storia senegalese. La ricerca, di approccio multidisciplinare, è appena iniziata: il Comitato Scientifico Diwaanul Mahaarif mette a disposizione le fonti d’archivio. In fondo, anche se le immagini dovrebbero risultare non autentiche, la storiografia insegna che anche un falso può raccontare e illuminare il passato.

Fonte: https://majalis.org/diwaanweb/

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