VODU, IL CULTO CHE INCORPORA LA STORIA

Feticismo, magia nera, animismo, religione “ancestrale” (come se non lo fossero tutte), stregoneria, danze macabre. Il vodu, o voodoo che dir si voglia, è comparso in innumerevoli storie dell’orrore. Nulla terrorizzava i proprietari di schiavi nel Nuovo Mondo più del rumore dei tamburi di un rituale vodu, dove, si giura, avvengono orribili nefandezze. I loro sonni erano turbati dalla paura di venire avvelenati nel sonno e dal terrore delle macchinazioni magiche degli schiavi. Del resto, come accadeva spesso ad Haiti, un rituale vodu poteva scatenare una rivolta, o propiziare una fuga. I cimarroni, schiavi fuggiaschi, si rifugiavano nei luoghi impervi e costruivano delle comunità. Molti di loro erano hungan o mambo (il sacerdote e la sacerdotessa vodu). E’ molto spesso citato il fatto che un rituale è avvenuto prima dell’indipendenza di Haiti dalla Francia, nel 1802. Una cosa è sicura: rituali e credenze del luogo di origine, per gli schiavi africani, hanno non di rado avuto il sapore della ribellione, della resistenza passiva, del rifiuto della colonizzazione e della schiavitù.

Il vodu è una religione di origine africana, il cui epicentro è solitamente individuato negli attuali Benin, Togo, Nigeria, e parte del Ghana in Africa Occidentale: quella che verrà poi chiamata Costa degli Schiavi. Condivide gli aspetti di base delle altre religioni autoctone del continente, ed è stata trasportata nel continente americano, assieme alla tratta degli schiavi. Un dio creatore e distante, i geni o spiriti (loa), il culto degli antenati. Oggi è presente, oltre che nei suoi luoghi d’origine, ad Haiti, e in alcune zone nel sud degli Stati Uniti.

La scoperta dell’America da parte di Colombo, con la benedizione della Regina di Spagna Isabella di Castiglia e da Papa Alessandro VI, fu seguita immediatamente dall’appropriazione delle terre americane. Nelle Antille, si procedette subito all’instaurazione di piantagioni: per molto tempo le isole sono state le maggiori produttrici di zucchero al mondo, prima per il regno di Spagna e poi per la Francia. L’impatto che questa conquista ebbe sui primi abitanti fu fatale. In circa mezzo secolo, il lavoro da schiavi e le malattie importate dagli europei eliminarono i nativi antillani dalla faccia della terra. Il genocidio interessò tutto il sud America: gli spagnoli e i portoghesi erano quasi riusciti ad estinguere intere popolazioni.

Ma le piantagioni non potevano fare a meno della manodopera necessaria. Ebbe cosi’ inizio, dal XVI secolo ai primi trent’anni del XIX, il triste o sanguinoso commercio di uomini e donne dalle coste africane. Uomini e donne che portarono con sé i loro codici religiosi e sociali, e il vodu sbarcò con loro ad Haiti, ibridandosi con il cattolicesimo e altri culti africani. Con il trattato di Ryswick, del 1697, venne formalizzata la cessione di questa zona dalla Spagna alla Francia. L’economia delle piantagioni di zucchero si basava sullo struttamento degli schiavi fino a che le loro forze gli avrebbero permesso di lavorare: ma la pratiche vodu non si fermarono, nonostante la fatica, nonostante le punizioni corporali quando si veniva scoperti a partecipare a un rituale.

I piantatori avevano ragione ad avere paura dei lontani echi di un tamburo e di una danza, perché permisero agli schiavi haitiani di sopravvivere come persone e come comunità. Per loro, se gli schiavi fossero persone o animali selvaggi era ancora argomento di dibattito. E la notte, le cerimonie vodu sottraevano tempo al sonno, ma se ne guardagnava altro in cui si era donna, uomo, membro di una società. Non solo bestia da soma.

I regni del Dahomey, di Oyo, le città-stato yoruba

La Costa degli Schiavi (da Wikimedia Commons)

E’ piuttosto difficile dare un quadro esaustivo delle vicissitudini dei regni e dei rapporti tra i popoli della Costa degli Schiavi. Il commercio transatlantico, a partire dal XIV secolo, che tra le altre cose aumentò in modo significativo il numero di armi in circolazione, aveva avvelenato le consuetudini politiche e sociali dal profondo. Il desiderio di conquistare o mantenere la possibiltà di rifornire di schiavi i porti commerciali europei richiedeva prigionieri da scambiare, ottenuti tramite la guerra. Il Regno del Dahomey, a maggioranza linguistica fon, guerreggiò ininterrottamente con il vicino Regno di Oyo, durante il XVIII secolo, e fini per soccombere. Molti dahomeani presero la via per Haiti, ed è la ragione per cui il vodu haitiano ha un’aria di famiglia con quello del Dahomey. Il Dahomey ha il suo inziatore mitico nella figura di Agassu, figlio di una donna e di una pantera e che si aggiunse, naturalmente, all’elenco dei loa (geni, spiriti, vodun). Si trattava di regni dalle corti e dalle burocrazie articolate, basati sul culto degli antenati reali. Gli stessi termini vodun, hungan, mambo, humfò (santuario vodu), sono termini fon. Anche gli abitanti di regni minori e potentati di vario genere, di lingua yoruba, furono tra le principali vittime avviate verso la tratta nelle Antille. A loro vanno aggiunti gli Ibo, sempre dalla Nigeria, e un certo numero di persone provenienti dai porti del Senegal, del Congo, dell’Angola. Va da sé che tutti questi gruppi portarono i propri dei, andando a comporre il vastissimo pantheon del vodu haitiano.

Nel vodu non c’è vera separazione tra la sfera del soprannaturale e la vita quotidiana. L’interscambio tra le due sfere è continuo. Meglio, è la vita quotidiana e materiale ad influenzare, in mille modi, il soprannaturale. Non ci sono dogmi, non c’è una rivelazione che porterà alla salvezza, né canoni di alcun tipo: gli hungan e le mambo sono organizzati in confraternite autonome, ed è da loro che dipende l’organizzazione del rituale e quali i loa principali del proprio humfò. Possono usare il potere dei loa e usare le forze spirituali a loro vantaggio. Poteri che si può a ben ragione considerare magici. Il vodu nasce nella storia, come qualsiasi credo, ma non è cristallizzato in tempi antichi: data la sua interconnessione con il mondo e la vita degli uomini, non smette mai di espandersi, evolvere, arricchirsi. Nuovi loa si aggiungono ai vecchi, nuove pratiche vengono inglobate, comprese quelle cristiane. Non c’è dualismo tra cielo e terra, nessuna differenza sostanziale e morale tra il mondo degli uomini e quello dei loa. Non esistono autorità centrali, e il culto è diffusamente orizzontale. Anche le differenze di genere sono molto meno marcate che altrove. Non solo la mambo ha gli stessi poteri e prerogative dell’hungan, ma a lei sola sono riservati importanti momenti rituali. Il loro apprendistato è molto lungo: occorre sapere ogni minuzia della liturgia, imparare le astuzie della possessione e della divinazione, le conoscenze necessarie per la preparazione di talismani (gris-gris). Ogni hungan e mambo ha un loa da cui è stato chiamato a ricoprire quel ruolo. Ed è il principale del santuario, a cui è dedicato l’altare (assin), sul quale vi si trovano oggetti simbolici a lui relativi, gli strumenti per evocarli, le offerte a loro dedicate. Feticci, li si è chiamati, e all’osservatore ingenuo e straniero sembrava che i voduisti adorassero oggetti. Ma fatti salvi i momenti in cui il loa vi si manifesta, sono solo cose senza nulla di sacro.

Altare (da Wikimedia Commons)

C’è un dio, ma è lontano, trascendente, insondabile: è si il creatore, ma non e a lui che il credente si rivolge. Il tramite tra il quotidiano e il soprannaturale sono i loa, la cui traduzione più aderente è genio, spirito. I loa hanno storie, carattere, importanza, potere tra i più vari. Il loro numero è incalcolabile, anche se si possono individuare i più celebri, venerati sia in Africa sia ad Haiti. Legba, il “signore dei croccicchi” (e in quanto tale invocato durante le sinistre macchinazioni degli stregoni), governa la barriera tra il mondo e i loa , e ne è il loro interprete. Nessuna comunicazione potrebbe avvenire senza il suo permesso. E’ un vecchio invalido, la stampella il suo attributo, ed è lui che si saluta per primo all’inizio dei riti. Aguè è un amante delle navi e della polvere da sparo. E’ in mare che è più facile trovarlo. Colpi di polvere da sparo e cannonate in un rituale denotano che è con Agué che si sta parlando.

All’inizio, agli occhi di osservatori occidentali, si sono definiti i voduisti come una setta di “adoratori di serpenti”: qualcuno aveva assistito a una cerimonia a cui era invitato Damballah-Wèdo, il dio serpente, saggio e sapiente, spesso accompagnato da sua moglie, Aida-Wédo. Predilige i fiumi, le paludi, il bianco è il suo colore. Il furone della battaglia è il ramo di Ogu, in Africa protettore dei fabbri. Il lavoro dei campi e l’agricoltura sono la specialità di Zaka, che indossa il cappello di paglia e gli abiti dei contadini. La bellissima Ezili è seducente, instabile, generosa ma ingannatrice. Il suo camerino pieno di vestiti, profumi e cosmetici è presente in moltissimi humfò.

Un sottogruppo è formato dai geni della morte, i Guédé. Aspetto cadaverico e funebre ma di indole gioviale e scurrile, sono soliti manifestarsi alla fine di una cerimonia con qualche scherzo, buffonata o canzonetta oscena: il loro arrivo è sempre occasione di divertimento per tutti. Rendigote, frac e cappelli a cilindro, i Guédè adorano il rhum ed è bene offrirglielo sempre. Barone-Sabato, Barone la-Croce, Guedé-nibo e la signora Brigitte sono i più famosi. L’emblema di Barone-Sabato è la croce. Se Barone-Sabato non tracciasse preventivamente i confini della tomba, nessuno stregone potrebbe uccidere la vittima a cui è destinata.

Vi sono poi un numero imprecisabile di loa minori, di domestici (loa radice) quanti sono i nuclei familiari, quelli di clan, quelli propri di un popolo. Gli antenati e in alcuni casi anche i morti più prossimi possono diventare dei loa, con la giusta sequenza di riti. Ve ne sono di creoli, di recente formazione, che non hanno lo stesso rango dei grandi loa sopra citati (detti loa rada, ovvero di Arada, in Dahomey). I loa vivono in Guinea, ad Haiti assurta ormai a terra mitica, a cui si spera di tornare una volta morti. Le uniche immagini a loro dedicate sono i vévé, disegni fatti sul pavimento con terra, farina e cenere, su cui deporre le offerte o fare sacrifici.

Vévé di Legba (da Wikimedia Commons)

Vengono conosciuti e riconosciuti tramite i sogni, raramente le epifanie, il contatto diretto, nel caso di potenti hungan e mambo. Ma è la trance da possessione il momento in cui il loa si manifesta. Chiede sacrifici, promesse, da consigli, minaccia gli astanti durante le cerimonie. Il loa “prende possesso della testa” del posseduto, il quale, in quel momento, è solo il suo involucro. Ai loa si può chiedere ciò che si vuole. Salute, buon raccolto, denaro, fino ai desideri che è meglio tenere nascosti. Il prezzo è stabilito in un numero di offerte, cerimonie dedicate, denaro dovuto all’hungan o alla mambo. I loa tengono bene i loro libri di contabilità, e non è ammessa insolvenza, pena l’arrivo di disgrazie, malattie, morte, sfortune tenaci. Ad Haiti, molti sono stati i cattolici e i protestanti a cui, anche dopo la conversione, l’inquietudine non ha loro permesso di trascurare le promesse fatte ai loa.

La possessione, che è anche modo per conoscere i loa sopra elencati, è un fenomeno ormai studiato nelle sue diverse manifestazioni. Rimandiamo, sul tema, agli studi di Roberto Beneduce, etnopsichiatra. Quel che è certo è che l’approccio unicamente psichiatrico non spiega le differenti funzioni della possessione. Non fosse altro perché i comportamenti parossistici, la frenesia, i tremori del corpo e tutto ciò che il posseduto fa accade unicamente durante la trance. A meno che tutti i seguaci non siano affetti da turbe psichiatriche, è ovvio che la pratica della possessione è molto più di questo.

Materialmente parlando, chiunque è abituato a conoscere i propri loa, e molti ne hanno uno con cui hanno stretto un patto, e diventano dei profondi conoscitori delle sue caratteristiche. Non è difficile impersonarli. La componente teatrale del vodu, assieme alla musica e alla danza, fanno si che le sue cerimonie siano caratterizzate da un indiscusso talento artistico.

Il vodu è una religione iniziatica, ma ciò non vuol dire che i suoi rituali siano sempre segreti. Sono anzi spesso eventi pubblici, e fatto salvo lo schema generale, l’improvvisazione ne è un aspetto importante. Del resto, chi potrebbe impedire a un loa di manifestarsi quando lo desidera?

Saluti, offerte di cibo che si sa gradito al loa, il sacrificio cruento, sua manifestazione tramite la possessione: sono questi i principali momenti di una cerimonia, a grandi linee. Oltre a ciò, vi sono le offerte dovute al proprio loa, e i sortilegi, questi si, tenuti in gran segreto: sia che si tratti di praticare magia nera, sia quando occorre difendersene.

La magia nera, del resto, di altro non si tratta che di usare i poteri dei loa per scopi malvagi: non vi è differenza tra hungan e mambo con streghe e stregoni (boko): un boko altri non è che un hungan o una mambo che “lavora con due mani”, con scopi malvagi. Per uccidere, per denaro, per maledire, “mandare morti”, creare degli zombi: beninteso, dopo il benestare di Legba, Padron Crocicchio. Del resto, gli incroci sulle strade sono pieni di forza magica, come magici sono i poteri che ha la terra che li’ viene raccolta. La stregoneria non è cosa da persone perbene: ad Haiti, ma anche in Africa, alimenta molti pettegolezzi su chi diventa improvvisamente ricco o vede un rivale morire al momento opportuno. Gli affari dei boko hanno luogo, oltre che ai crocicchi, nel buio degli humfò, nei cimiteri, dov’è è facile imbattersi nei Guedè e soprattutto in Barone-Sabato, a cui si può chiedere di mandare a qualcuno i morti che li’ vagano, provocandogli una lenta agonia. Un hungan o una mambo possono contrastare la maledizione con tutta una serie di prove ed incantesimi. Gli stessi morti possono a volte rimanere sotto il giogo di un boko: li riporta in vita e diventano suoi schiavi, anche se si tratta di qualcuno senza coscienza del suo stato, senza volontà propria, dall’aria idiota. Uno zombie, appunto.

Vévé di Barone Sabato (da Wikimedia Commons)

La scomparsa dei “riti ancestrali”, dell’”animismo”, dello stesso vodu, fu data per certa con eccessiva sicurezza, dai freddi e razionali studiosi occidentali del secolo scorso. Non si è considerata la capacità di assorbimento, adattamento ed evoluzione di simili pratiche religiose. Se ad Haiti il vodu è sopravvissuto alla repressione cattolica e continua a vivere, lo stesso si può dire del resto dei culti africani di cui fa parte. E’ senz’altro vero che facilitano l’evasione e l’alienazione. Perchè, come scrisse Fanon, “gli zombi, credetemi, sono più terrificanti dei coloni”

Jean Jacques Dessalines (da Wikimedia Commons)

Non sarebbero dello stesso avviso tutti quei personaggi, spesso cimarroni, che si sono serviti del favore dei loa contro il padrone bianco. Sono in molti a credere che la sanguinosa guerra d’indipendenza di Haiti, conclusasi nel 1802, abbia visto i suoi combattenti rinfrancati, compattati e incoraggiati dai rituali giusti. E’ il tipico caso in cui ciò che va sotto la categoria di soprannaturale, esiste nel momento in cui sortisce degli effetti sul piano materiale. Gli osservatori più attenti avevano capito quanto il vodu esaltasse le energie degli schiavi e li facesse diventare sprezzanti del pericolo: il cimarrone e hungan Macandal istigò una rivolta nel 1757, promettendo ai compagni invulnerabilità dalle pallottole. Ebbe molti imitatori. Un patto di sangue, guidato dall’hungan Boukman con il sacrificio di un maiale, ebbe luogo a Bois Caiman, nel 1792: ne seguirono battaglie feroci e liberatori massacri di coloni. E per quanto i padri della rivoluzione haitiana, Touissant Louverture e Dessalines, fecero valere l’onore delle armi stracciando i francesi strettamente sul piano militare, il primo continuò fino alla fine a credere di essere vittima di un maleficio. Quanto al feroce Dessalines, decapitatore di nemici, pare convincesse i suoi soldati con l’assicurazione che, in caso di morte, sarebbero tornati nell’Africa Guinea, ad aiutare Toussaint Louverture (nel mentre morto prigioniero in Francia), a riconquistare il resto rell’isola. Pur non essendo stato un credente del vodu, è stato lo stesso assunto al rango di loa:

O imperatore Dessalines / Tu sei un valoroso ragazzo/ Cosa credi che ci abbiano fatto/ Questo paese è già nelle nostre mani/ Meglio morire che scapparsene/ Dessalines, Dessalines il potente/ Viva la Libertà”

(Canto vodu haitiano)

Bibliografia

Joseph Zi-Zerbo, Storia dell’Africa Nera, Ghibli, Milano 2016

Alfred Métraux, Il Vodu haitiano, Ghibli, Milano 2015

Una replica a “VODU, IL CULTO CHE INCORPORA LA STORIA”

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